IL COSTUME SARDO – L’ARTE CHE ISPIRA L’ARTE “L’abbigliamento tradizionale della Sardegna nelle incisioni di Guido Colucci”

 

COMUNE DI SAMUGHEO

 

MURATS

Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda

 

in collaborazione con la

CARLO DELFINO EDITORE

 

presentano

 IL COSTUME SARDO – L’ARTE CHE ISPIRA L’ARTE

“L’abbigliamento tradizionale della Sardegna nelle incisioni di Guido Colucci”

dal 07 al 22 marzo 2015

Museo MURATS

 

Inaugurazione 07 marzo

ore 17:00

Sala convegni Museo

Proiezione documentario dell’Istituto Luce dal titolo: “ La Sardegna del 900”

ore 18:30

Sala convegni Museo

 

 IL COMUNE DI SAMUGHEO E IL MUSEO MURATS, IN COLLABORAZIONE CON LA CARLO DELFINO EDITORE PRESENTANO LA MOSTRA DI INCISIONI, DELL’ARTISTA GUIDO COLUCCI, REALIZZATE NELLA PRIMA METÀ DEL ‘900 SULL’ABITO TRADIZIONALE SARDO.

 La mostra, che avrà una durata di due settimane, racconta una parte del grande lavoro svolto da Guido Colucci negli anni 30’ del 1900, durante una serie di soggiorni in Sardegna. Infatti durante queste visite nell’Isola il Colucci si appassionò al costume sardo, tanto da riuscire nel breve tempo, a realizzare le incisioni di 43 costumi.

Nei sui spostamenti riuscì a venire a diretto contatto con una grande varietà di tipologie del vestiario dei numerosi centri delle diverse zone della Sardegna, quali Samugheo, Bitti, Bono, Orgosolo, Ittiri, Sennori, Cagliari, Iglesias, Milis etc. Di questo importante lavoro, sono state tirate dalle lastre originali, solo 90 esemplari per ciascun incisione, punzonate e autenticate dal Maestro incisore Enrico Piras, e di queste una selezione di 43 esemplari verranno esposti nella mostra. Questi lavori ci consegnano una ampia testimonianze di come erano fatti gli abiti tradizionali, visto la grande attenzione nella rappresentazione dei dettagli che va oltre a qualsiasi testimonianza fotografica. Consegnandoci così un interessante “spaccato” da cui poter attingere per la conoscenza storica di questo importante simbolo di identificazione culturale qual è l’abito sardo. 

Il giorno dell’inaugurazione, oltre all’apertura della mostra si terrà la proiezione di alcuni estratti dei filmati dell’Istituto Luce dal titolo: “ La Sardegna del 900”, un’opera racconta in quattro dvd che propone filmati girati tra il 1928 e la fine dello scorso secolo, pazientemente recuperati dagli archivi, principalmente dell’Istituto Luce, ordinati per sezioni, ripuliti e trasferiti, con le più moderne tecniche, su dvd. Una iniziativa realizzata dopo anni di studi e di ricerche, grazie alla collaborazione di autori e ricercatori di grande preparazione e passione.

In occasione della mostra, inoltre, verrà realizzato un punto vendita, nel bookshop del Museo, con alcuni testi selezionati e in sconto della Carlo Delfino editore.

All’inaugurazione interverranno Antonello Demelas, Sindaco di Samugheo, Baingio Cuccu, Direttore Museo MURATS e Lorenzo Porcu, responsabile per le relazioni esterne della Carlo Delfino editore che racconterà il viaggio di questa mostra e il rapporto tra la casa editrice e i comuni.

 Giudo Colucci nasce a Napoli nel 1877, figlio di un diplomatico  studiò a Lucca e a Genova. Nel 1902 il padre andò in riposo trasferendosi a Firenze, dove Guido si laureò in Scienze Sociali e Politiche, preparandosi alla carriera consolare. Frequentava lo studio di Giovanni Fattori, dal quale apprese i primi rudimenti di tecnica della incisione. Aprì uno studio a Firenze, ingombro di vasi e incisioni giapponesi e di antiche armi orientali, dove disegnava e incideva. Partecipò alle Esposizioni del 1908 e del 1909 della Società delle Belle Arti di Firenze. L’anno dopo la sua arte di incisore fu “scoperta” dal critico Francesco Sapori che gli dedicò un lungo articolo su “Vita d’arte” . Dopo alcune mostre collettive a Firenze e la partecipazione alla Biennale di Venezia, Colucci debuttò a Parigi nel 1913, al Salon di primavera. Da un soggiorno a Tripoli tornò con visioni di case arabe, accecate dal sole. Volontario nella Grande Guerra e ferito a un occhio, fu degente all’Ospedale di Siena. Divideva i suoi giorni tra Firenze, Bastia in Corsica _ nella casa una volta abitata da Domenico Guerrazzi _ e Siena, dove suo fratello Carlo Waldemar Colucci era vice Prefetto. Disegnava e incideva ponti di Firenze, stradine di Siena e paesaggi della campagna toscana con contadini a lavoro. Incise vedute di piccoli porti della costa ligure, con barche e pescatori. Nel 1919 espose a Firenze, a Palazzo Antinori, ceramiche, mobili intagliati e dipinti, incisioni colorate, oli e arte applicata, proponendosi come artista “totale” e meritando la medaglia d’argento per la puntasecca Follia.



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