CALPESTA LA GUERRA. Tappeti di guerra Afgnani

COMUNE DI SAMUGHEO

MUSEO MURATS

BANCA DI SASSARI

COOPERATION ONLUS

Presentano

CALPESTA LA GUERRA

Tappeti di guerra Afgani

dal 17 ottobre 2015

al 17 gennaio 2016

 

AL MUSEO MURATS UNA MOSTRA INTERNAZIONALE CHE PARLA DI UNA DELLE ZONE PIU’ MARTORIARE DELLA TERRA DESCRITTA ATTRAVERSO LA TESSITURA DEI TAPPETI. DISEGNI DI BAMBINI E SIMBOLI CHE PARLANO DI UNA QUOTIDIANITA’ FATTA DI ARMI E GUERRA, DI UNA CONDIZIONE CHE E’ ORMAI DIVENTATA “ABITUALE” TALE DA ESSERE CONSIDERATA PARADOSSALMENTE QUALCOSA DI NORMALE. UNA MOSTRA IN CUI LA DENUNCIA VIENE ESPRESSA ATTRAVERSO IL GESTO DI CALPESTARE I SIMBOLI CHE PORTANO POVERTA’ E CONDIZIONI SOCIALI INFELICI. L’ESPOSIZIONE E’ STATA REALIZZATA IN COLLABORAZIONE CON LA BANCA DI SASSARI.

L’inaugurazione sarà alle 18,00 presso la sala convegni del Museo alla presenza del Sindaco di Samugheo Antonello Demelas, del Direttore del Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda Baingio Cuccu e del Presidente della Cooper Action Onlus Edoardo Marino. La mostra, di cui una preview è stata presentata presso la Banca di Sassari nella giornata del 3 ottobre in occasione dell’evento “Invito a Palazzo”, è realizzata dalla collaborazione tra il Museo MURATS, la Banca di Sassari e la Coooper Action Onlus.

La tessitura è un’arte che ha accompagnato l’uomo nella storia della sua evoluzione, prima come mero strumento per la produzione di manufatti utili per migliorare la sua vita e, in seguito, come elementi che potessero trasmettere concetti sociali e culturali. Se in un primo momento il tessuto era privo di elementi decorativi col passare del tempo è stato arricchito di simbologie che parlavano delle persone e delle comunità che li realizzavano. Questi innesti sono diventati sempre più complessi e identitari fino a divenire parti rappresentative della società di appartenenza. Seguendo anche questa tematica Nella mostra “Calpesta la guerra” è stato realizzato un allestimento in cui i Tappeti di Guerra dialogano anche con i rari “Tapinu e mortu” della collezione del Museo.
I tappeti di guerra nascono a seguito dell’occupazione sovietica dei territori afgani nel 1979. Il tappeto di guerra diventa strumento di propaganda, incita con i suoi simboli guerreschi ad impugnare le armi contro gli invasori. La produzione di questi tappeti ritorna con l’occupazione anglo-americana del 2001 e continuano ad essere prodotti dalle mani dei bambini afgani con nuove iconografie che inneggiano alla guerra ed al jihad. Con CALPESTA LA GUERRA Cooper Action Onlus, denuncia lo sfruttamento dei bambini costretti a lavorare solo per potersi sfamare, il mancato rispetto dei Diritti Umani per le donne e per i bambini, con questo progetto si denuncia il conflitto che ha reso l’Afghanistan uno dei paesi più poveri del mondo. Ma in generale tutti i conflitti in cui i più deboli e indifesi pagano il prezzo più caro.
Questi tappeti di guerra vengono usati per far conoscere ed approfondire il contesto socio-politico ed economico del paese attraverso eventi, convegni, pubblicazioni e seminari in Italia e nel Mondo.
Il tappeto orientale ha sempre identificato con i propri disegni e qualità tratti distintivi di società, di scuole di manifattura, stili decorativi e contaminazioni che dal neolitico ad oggi hanno avuto una continuità che ci permettono di riconoscere un tappeto annodato a mano e classificarlo in una specifica tradizione.
Con i questi nuovi manufatti assistiamo alla nascita di una nuova e macabra tradizione. In questi tappeti non troviamo fiori ma armi o periodi storici scanditi da date o da eventi particolarmente forti come ad esempio la rappresentazione dell’attacco terroristico alle torri gemelle dell’11 settembre 2001, o l’inizio della campagna militare “Enduring Freedom”.
Con i tappeti di guerra non possiamo parlare di tappeti di alta qualità che conferiscono un aurea di prestigio per chi li possieda, ma, nonostante ciò, questi tappeti hanno suscitato particolare interesse da parte di collezionisti. I loro prezzi infatti risultano particolarmente alti considerando che la maggior parte di essi è di piccolo formato, la qualità delle lane e la densità di nodi piuttosto bassa. Questi tappeti di guerra vengono utilizziamo in questo progetto per farli calpestare e per affermare il NO più deciso alla guerra che oltre alla distruzione di intere generazioni.

La mostra sarà composta da 65 tappeti di guerra provenienti dall’Afghanistan, prodotti a partire dal 1979, a seguito dell’invasione sovietica. Da allora il popolo afgano, cancellato il ricordo delle aperture e delle riforme degli anni Settanta, vive in una situazione di guerra perpetua. Questa guerra, alla quale il mondo guarda a fasi alterne, è narrata nelle trame e nei nodi dei tappeti tradizionali che divengono di volta in volta strumenti di propaganda, di celebrazione, di resistenza e di descrizione di tragici scenari quotidiani. Realizzati tradizionalmente dai maestri annodatori a uso domestico, i tappeti rappresentano la memoria collettiva e l’arte dei diversi gruppi etnici che, disorganicamente, compongono la popolazione dell’Afghanistan. Con i fili di lana, in un insolito incontro tra antiche tradizioni e nuovi simboli, si tesse un filone artistico del tutto originale. Colori, segni e folclori diversi si mescolano e diventano manifesti per il proselitismo, iconografie celebrative, ostentazioni di potenza e, per i soldati stranieri, cimeli o souvenir di guerra.
Tragicamente la narrazione della guerra si intreccia con la tradizione artistica. Dai primi tappeti, nei quali elicotteri e scene di violenza convivono con motivi ornamentali e iconografie tradizionali, si giunge in breve alla produzione quasi esclusiva di racconti bellici, anche in seguito all’incoraggiamento dei mujaheddin che vedono nei tappeti una forma di protesta e di propaganda. Kalashnikov, carri armati, armi e bombe a mano sono i soggetti dei war rugs. Le Torri Gemelle e gli stessi mujaheddin divengono simboli di resistenza e costituiscono nuove iconografie che inneggiano alla guerra e alla jihad. In pochi recenti decenni, quella afgana è dolorosamente diventa la produzione artistica più significativa, pregiata e storicamente estesa di tappeti di guerra. Soprattutto grazie agli occupanti, sovietici prima americani poi, i tappeti viaggiano oltre i confini del piccolo stato in conflitto perenne. In Europa come negli Stati Uniti vengono venduti e collezionati da veterani dell’esercito, collezionisti, mercanti che danno vita a un vero e proprio business. L’evidente valore artigianale, storico e sociale rende i tappeti, oltre che pregiati articoli da collezione, oggetto di studio e esposizione in gallerie, manifestazioni e musei, come il Boca Museum of Art di Philadelphia che ha recentemente dedicato una mostra ai war rugs afgani.
Tra i ricercatori appassionati, fin dai primi anni Novanta, c’è Edoardo Marino che riconosce il segno eccezionale della produzione dei war rugs afgani che assume un carattere tanto corposo da definire la cronologia stessa della storia del Paese. Si sviluppa così Calpesta la guerra, una collezione di tappeti tra le più importanti al mondo, trovati o acquistati da collezionisti, mercanti, appassionati, importatori di tappeti orientali, dal Canada alla Germania, passando ovviamente per l’Afghanistan. Calpesta la guerra è però anche una campagna per la pace e i diritti umani portata avanti dalla onlus Coooper Action attraverso l’organizzazione di mostre ed eventi e la produzione di documentari, libri e saggi per la sensibilizzazione sulla questione afgana e per il rafforzamento della condizione femminile. Molti dei tappeti della collezione, realizzati in anni recenti, hanno un minor valore artigianale e comprendono errori di esecuzione poiché tessuti nella maggior parte dei casi da bambini. L’Associazione Cooper Action collabora e sostiene un orfanotrofio afgano nel quale i bambini vengono accolti e educati.

 

 

 



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